Charlie Brooker in “La sinistra cospirazione del silenzio che maschera gli orrori della tonsillite.”

Charlie Brooker è un genio. E non lo dico solo io: questo mostro di cinismo è uno dei più famosi e celebrati editorialisti e critici televisivi in UK. Noi teniamo Aldo Grasso.

Io proverò a tradurre i suoi pezzi regolarmente, ma i mejo anglofili fra di voi possono andare direttamente alla fonte con Charlie Brooker’s Screen burn.

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I più fedeli fra i lettori della mia misera “esistenza” potrebbero ricordare come io abbia interrotto un emozionante articolo sui motori di ricerca per lamentare una sorta di febbre e buh-hu-hu povero me. A quanto pare, avevo la tonsillite. Ora, se voi siete in qualche modo simili a come ero io due settimane fa, la parola “tonsillite” non vi farà un grande effetto. Voglio dire, cosa sara mai? Una malattia da mocciosi? Una punta di mal di gola? Bah. E’ così che la considerano quelli che la tonsillite non l’hanno mai avuta. Anch’io. Mentre ora posso affermare senza paura di smentita che è peggio – molto peggio – del terrorismo internazionale e la pedofilia messi insieme.

Ma perchè non l’ho saputo prima? Forse c’è una qualche strana cospirazione che prevede la minimizzazione da parte della società civile dei suoi orrori, oppure semplicemente quando qualcuno ne raccontava i sintomi io non stavo ascoltando. Sospetto sia quest’ultima. Credo che ogni volta che avessero aperto bocca devo aver pensato “Buh-hu, un po’ di mal di gola eh?” a ripetizione, cercando di mascherare il mio scherno fissando la loro stupida faccia blaterante e attendendo che fosse il mio turno di parlare. E credo che tutti facciano lo stesso. Nessuno ascolta chi ne soffre, mai. Neppure i dottori. Ed è per questo che, come nazione, abbiamo fallito nel prendere atto di quanto sia orribile la tonsillite. Ora, può anche darsi che non abbiamo mai “capito” la tonsillite perché la descrizione delle vittime non era abbastanza lurida. Cerchiamo di correggere questo squilibrio.

Comincia come un mal di gola. Un giorno ho fatto “aaah” allo specchio e ho visto una sorta di ulcera in fondo alla gola. Argh, ho pensato, e ho preso l’antisettico per la bocca. Questo dovrebbe bastare.

Una settimana dopo, una pesante sensazione simil-influenzale m’è piombata addosso; come una spessa nuvola agganciatasi di fronte al sole. Devo avere un bel raffreddore, ha pensato il mio cervello idiota. Me ne stavo steso sul divano, sudato e facendo zapping, finché non mi sono reso conto di non riuscire a seguire nemmeno la trama di Celebrity Master Chef. Mi sono arrampicato a letto verso le 21:00. La mattina dopo dovevo scrivere la colonna del Lunedì, ma sudavo e tremavo al punto di non riuscire a scrivere. Sono andato dal dottore? No. Perché vivo a Londra, dove per prendere appuntamento dal dottore, devi consultare il vecchio almanacco di Moore per cercare di capire, sei mesi prima, quando sarai malato e fissarti un appuntamento di conseguenza. E anche perché quel pomeriggio stavamo girando uno show televisivo che ho scritto io. Era un’esterna e pioveva.

Durante le riprese, ho passato la maggior parte del tempo a fissare ansiosamente un elicottero, convinto che fosse intenzionato a precipitarci addosso in un qualche attacco terroristico. Ero febbricitante e paranoico, come Ray Liotta in Goodfellas senza i tremori da cocaina. Nel frattempo, la mia gola doleva come un figliastro picchiato.

Quella notte giro e rigiro nel letto, sudando come un gommone bucato, mai certo se fossi ancora la fuori a guardare l’elicottero o meno. Vado avanti così per sei ore fino a perdere conoscenza per 45 minuti e poi scoprire che non riesco più a parlare o deglutire. La mia voce è trasfigurata oltre il riconoscibile. Quando parlo, sembro Janet Street-Porter che elenca lentamente le vocali giù per un tubo da giardino.

Vado allo specchio, apro grande e guardo dentro. Il fondo della mia gola ora sembra un feto scartavetrato. Le mie tonsille sono state trascinate giù per un viale di brecciolino e poi acciaccate dallo sportello di una macchina. Emergenza.

Due ore dopo, un dottore scandalizzato sta osservando la mia gola furiosa e pustolante, sfottendomi per non essermi presentato prima. Nel prescrivermi antibiotici mi avverte che le cose sarebbero peggiorate prima di migliorare. Aveva ragione. La febbre è una sciocchezza. La gola stessa: quella un po’ meno.

Non è neanche più una gola. E’ un tubo del tormento. Deglutire sembra come farsi infilare a forza un menisco appuntito giù per il collo, e per qualche ragione, la tua bocca decide che questa rappresenta una brillante opportunità per generare molti più litri di saliva del solito, affinché tu possa provare l’ebbrezza di deglutire più e più volte al giorno, a tutte le ore. Non riesci a dormire o ad ignorarla. E’ una coltellata costante che ti fa lentamente diventare pazzo. Nel giro di 48 ore ero tornato allo stato brado: barcollavo attraverso il mio appartamento come un animale confuso e furioso, colpendo i muri e ululando dentro la mia testa.

Non che ci sia molta energia per colpire i muri. Non puoi mangiare. Scordati i solidi. Anche un bicchiere d’acqua diventa un bicchiere di ramoscelli spezzettati. Gelato e uova strapazzate: ecco cosa ti becchi. I gargarismi con acqua calda e salata sono la sola cosa che offre cinque minuti di sollievo. Prima che tu te ne possa rendere conto, la teiera ed il lavandino cominciano ad assumere lo stesso valore di una pipa da crack. Stai costantemente Winehouseggiando per del sale.

E va avanti così, finchè verso il terzo giorno, quando stai seriamente contemplando il suicidio (tutto tranne l’impiccagione, con le tonsille che ti ritrovi) le medicine cominciano a fare effetto e la nuvola comincia a diradarsi. E tu corri per la strada e prendi i passanti per il bavero cercando di raccontargli quanto sia orribile la tonsillite! Ma loro guardano la tua stupida faccia traballante, aspettando che sia il loro turno di parlare.

Se tutto questo vi colpisce come un argomento triviale da trattare, sbagliate. Davvero. A quel paese tutti quanti. Avrei potuto guardare un qualche telegiornale in 3D su qualche sanguinosa guerra, con donne che muoiono di fame e bambini uccisi a colpi di mitragliatrice in faccia da Terminator ribelli e avrei fatto spallucce. E allora? Smettetela di piangere. Sono solo pallottole. Provate ad avere la mia gola. Provate della vera sofferenza, mammolette.

 

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1 Commento

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Una risposta a “Charlie Brooker in “La sinistra cospirazione del silenzio che maschera gli orrori della tonsillite.”

  1. errepearl23

    una ancora sul suicidio:
    regola numero uno:
    vedersi Wittgenstein
    (film)
    e sentirsi Russel tutto il tempo!!!
    Anche essendo Wittgenstein con un brindisi pronto per andarsene via per sempre

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