27 Gennaio – Il Giorno della Memoria: una storia

Qualche mese fa la mia nonna Israeliana è venuta a trovarmi a Londra. E’ una vecchietta pimpante e legermente toccata.
Eravamo a cena quando, chissà perchè, ha voluto raccontarci di come la sua dirimpettaia nella palazzina di Tel Aviv, “una bellissima donna”, fosse scampata ai Nazisti. Chiamiamola Elise.


Belgio. 1944. Un centinaio di Ebrei stipati in un treno diretto a tutta velocità verso il confine con la Germania. Cento persone rassegnate ad una inspiegabile prigionia dalla quale, se tieni la testa bassa, prima o poi te la scampi. Tutti tranne un uomo, il marito di Elise.
Lui, che in Belgio era in stretto contatto con la resistenza partigiana, ha ascoltato le storie raggelanti su quei campi nei quali entri e non esci più. Lui non ha alcuna intenzione di farcisi portare; piuttosto, vuole saltare dal treno in corsa.

Elise lo seguirebbe in capo al mondo se non fosse per suo padre. Il papà è anche lui in quel vagone ma sta malissimo, febbricitante, perde e riprende coscienza. Lei non vuole – non può – lasciarlo, ma suo marito è assolutamente fuori di se. Se non saltano, dice, moriranno di sicuro, e se vogliono avere la minima possibilità di cavarsela, devono farlo ora, prima di attraversare il confine con la Germania che galoppa furiosamente verso di loro.

Ad un certo punto le resistenze di Elise devono essere venute meno, probabilmente in questo aiutate dal fatto che il padre aveva di nuovo perso coscienza. Lei, suo marito, ed un altro uomo decidono di infilarsi nella stretta finestra in cima al vagone e di lasciarsi cadere.
Prima lei, poi lui, poi l’altro uomo, che viene subito freddato da una pallottola.

Elise è ruzzolata in un bosco di sterpi. Non sa se il marito sia vivo o morto, tanto meno dove si trovi. Vaga per qualche ora alla cieca.
Poi, la sua voce familiare….la sta chiamando…

I due si nascondono per gli ultimi mesi rimasti della guerra senza mai essere ricatturati. Rimangono in Belgio fino agli anni ’70 e poi, inseguendo il sogno di tanti, decidono di trasferirsi in Israele dove sentono di potersi ricostruire una vita.

Tel Aviv. 1986. Elise è in un ristorante del lungo mare con dei colleghi del marito quando le si avvicina una donna sui 60 anni.
Le chiede senza batter ciglio se lei fosse mai stata su un treno di Ebrei in Belgio nel ’44. Elise dev’essere sbiancata prima di trovare la forza per annuire. La donna le dice di essere stata anche lei sullo stesso treno. Aveva 14 anni. “L’ha riconosciuta perchè è una donna bellissima!” sottolinea mia nonna. La donna le dice anche che suo padre aveva ripreso conoscenza dopo che Elise era saltata, e che aveva chiesto di sua figlia. Gli hanno dovuto dire che si era gettata dal treno.

“Elle as bien fait…”, pare abbia risposto, prima di morire su quel treno; senza mai aver dovuto vedere l’interno di un campo di concentramento.

Il Giorno della Memoria 2010

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2 commenti

Archiviato in Storia

2 risposte a “27 Gennaio – Il Giorno della Memoria: una storia

  1. luciana

    racconto struggente.Spero che Elise non si sia mai sentita in colpa per la sorte del padre.La morte lo ha liberato evitandogli l’ignominia del lager.Caro Matan cosa è per te il giorno della memoria?Cosa rappresenta per te Israele?Ha un significato particolare per te essere ebreo?Ho sempre pensato che se all’occidente togli gli ebrei e gli omosessuali
    ci rimane poco;se poi ci mettiamo anche l’apporto
    arabo!Allora io mi sento una meticcia
    e non sono disposta (anche per la mia esperienza del 68 e per la mia givanile militanza nella sinistra)ad appoggiare nessun tipo di FONDAMENTALISMO.E sono vicina aGrossman e
    Jeoshua(scusa l’errato spelling)Capisco i palestinesi ma non mi piace Hamas.Mi fermo altrimenti rishio di essere troppo professoressa.Bacio a tutti

  2. Matan

    Cara Luciana,
    Vorrei saper rispondere anch’io alle domande che mi poni. La verita’ e’ che ancora non l’ho capito.

    L’universale tragedia dell’Olocausto ed il fatto che mio nonno vi sia sopravvissuto (e quindi anche mio padre?….e quindi anche io?!?!) sono inestricabili nella mia testa.

    Hamas, gli Ebrei Ortodossi, Arafat,mio padre, Rabin, l’ONU, un mio caro amico che vive a Gaza…solo alcuni dei “miei” protagonisti di questa triste e buia storia che e’ la questione israelo – palestinese.

    Anche io mi sento vicino a Grossman e quanti come loro vedono nel “compromesso” l’unica possibilita’ di risoluzione, ma l’accumulo d’odio da entrambe le parti e’ assolutamente spaventoso. Si sono fatti danni che in tanti temono siano irreparabili.

    Io, credo sia manifesto, non so piu’ che pensare.

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