Darwin e le graffette

Non è un percorso evolutivo (semmai per alcuni involutivo, visto che molti della graffetta hanno il quoziente intellettivo)
Riporto questo sfizioso estratto dal “libro dell’ignoranza” di John Lloyd e John Mitchinson, edito da Einaudi.

Chi ha coniato l’espressione «sopravvivenza del più adatto»?
Herbert Spencer.
Spencer era un ingegnere, un filosofo e uno psicologo, famoso ai suoi tempi quanto Darwin. Fu il primo a coniare l’espressione «sopravvivenza del più adatto» nei Principî di biologia (1864), ispirato dalla teoria darwiniana della «selezione naturale».
Darwin gli rese l’onore di usarla poi egli stesso nella quinta edizione dell’Origine della specie nel 1869, commentando:
Questo principio per il quale ogni lieve variazione, se utile, si mantiene, è stato da me denominato «selezione naturale», per indicare la sua analogia con la selezione operata dall’uomo. Ma l’espressione «sopravvivenza del più adatto», spesso usata da Herbert Spencer, è più idonea, e talvolta ugualmente conveniente.

Herbert Spencer (1820-1903) era il maggiore di nove figli, e tutti gli altri morirono da bambini. Dopo aver studiato da ingegnere civile, divenne un filosofo, uno psicologo, un sociologo, un economista e un inventore. Vendette più di un milione di copie dei suoi libri mentre era ancora in vita e fu il primo ad applicare la teoria evoluzionista a psicologia, filosofia e agli studi sociali.
Fu anche l’inventore della graffetta. Lo strumento venne chiamato Spilla Spencer per rilegare e venne prodotto grazie a una macchina per le allacciature a gancio modificata da un fabbricante di nome Ackermann, i cui uffici si trovavano sullo Strand di Londra. Andò bene il primo anno e rese a Spencer 70 sterline, ma poi la domanda cadde, Ackermann si sparò e l’invenzione era del tutto sparita quando, nel 1899, l’ingegnere norvegese Johann Vaaler registrò il brevetto per la graffetta moderna in Germania.
Durante la Seconda guerra mondiale, le graffette furono un simbolo emotivo della resistenza norvegese all’occupazione tedesca: se ne metteva una sul risvolto della giacca, al posto degli emblemi proibiti dell’esiliato re Haakon VII. Più tardi, a Oslo venne eretta una graffetta gigantesca in memoria di Johann Vaaler.
Oggi, si vendono ogni anno più di 11 miliardi di graffette, ma secondo una recente indagine soltanto 5 su 100000 clips sono effettivamente usate per tenere insieme i fogli. Per la maggior parte, servono come fiches per il poker, nettapipa, spille da balia e stuzzicadenti. Le altre cadono e si perdono, o vengono piegate parte, servono come fiches per il poker, nettapipa, spille da balia e stuzzicadenti. Le altre cadono e si perdono, o vengono piegate e deformate nel corso di tediose o difficoltose telefonate
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4 commenti

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4 risposte a “Darwin e le graffette

  1. errepearl23

    Recently I found a “graffetta” in front of my home!!!
    ;P

  2. Simona

    L’unica volta che io ho avuto un rapporto significativo con una graffetta è stato all’università, durante una lezione di metallurgia antica. Il professore ci fece assaggiare con la lingua il sapore del metallo, poi ce la fece tenere in mano durante tutta la lezione per dimostrarci che col calore si deforma e può spezzarsi. Tutti conservarono la propria graffetta e se la portarono a casa. Io credo di conservarne ancora due dei tre pezzi.

  3. Pensa ‘sto professore quante graffette ha truccato :p

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