Uscire dalla scatola (dal case)

Divertente video che mi scatena la voglia di esser logorroico e trascrivere tutto quello che mi passa per la testa.

Penso che quasi sicuramente arriverà una macro-tendenza culturale che spingerà verso l’analogico in senso lato, verso tutto quello che è reale, tangibile -e non esistente solo su uno schermo.

Il mondo in ogni sua manifestazione è analogico. Il dominio del digitale è il dominio della sintesi numerica per eccellenza. Il dominio del digitale è sempre più grosso perchè la tecnologia -sempre più portatile- ha la possibilità di penetrazione capillare nel quotidiano. Non saprei dire se con facilità e intenzionalità il quotidiano lasci spazio al digitale.

I gadget sono sempre più potenti ma hanno un grosso problema: sono sempre più eclettici e la corrispondenza tra forma e funzione scompare. Il culto degli oggetti di modernariato non è fatto solo estetico. Affascina la manopola che giri, che fa rumore, che svolge una funzione  spesso suggerita dalla sua identità formale, dal suo design.

La fotografia è adesso irrimediabilmente istantanea sia nei procedimenti che negli usi. Ma il digitale ha completamente ucciso la dimensione artigianale -legata allo sviluppo e alla stampa- che dava agli appassionati l’occasione di produrre con le proprie mani qualcosa che le stesse mani esperivano prima ancora degli occhi.

Le arti visive (ci metto dentro anche il cinema) vivono con pienezza l’assuefazione, il rifiuto, l’ibridazione. Procedo per rapidi esempi, molto parziali ma non poco significativi. Assuefazione: il cinema fatto con immagini/elementi di sintesi è mainstream, dire “effetti speciali” è anacronistico e quasi ridicolo ormai. Le trovate visive analogiche/artefatte di -ad esempio- Michel Gondry sono un prodotto visivo che chiarisce per antitesi questa tendenza e allo stesso tempo la possibile alternativa ad essa. Rifiuto: tanta illustrazione spesso fa dell’uso delle tecniche tradizionali quasi la sua unica raison d’etre, si ripiega su se stessa in una nostalgia dai tratti naive che si compiace di se stessa. L’editoria per l’infanzia è l’incontrastato regno di tutto questo: tutti acquerelli e pastelli (quasi si afferma implicitamente che il presente -inteso nella sua tecnologia- è qualcosa di dannoso dal quale il bambino deve essere preservato). Ibridazione: il vero teatro d’avanguardia (quindi escludiamo l’italia dal discorso) sta trovando nella videoproiezione interattiva un modo per portare tutta quella creatività improgionata nei laptop di tanti all’interno di una performance, di qualcosa che accade. Per non parlare di quello che fa gente come la Fura del Baus

La musica vive in maniera più che paradossale la dicotomia laceratissima tra il suo essere un prodotto di studio e la sua dimensione dal vivo (l’unica e irriducibilmente autentica dimensione della musica a mio -insindacabile- parere). Ci sono artisti che davvero esistono solo nella loro esibizione dal vivo, dei quali si dice infatti con un frase fatta che “il disco non rende”. Parliamo di musicisti per lo più underground ma solo perchè -banalizzando- non se ne può confezionare un videoclip promozionale.

Questo e tanto altro sta stancando -e annoiando- un sempre maggior numero di persone, anche inconsapevolmente. Qualcuno fiuterà l’affare e arriverà un offerta di manufatti culturali/artistici -speriamo- maggiormente autentici e veri.

‘Mazza che missile che me parte de domenica mattina

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