Archivi del mese: gennaio 2010

Sincretismo

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Techno

“Musica tecno” è uno dei tanti ossimori (come mi suggeriva il mio co-redattore anche “rap music” and “airplane food”). Il fatto che la si possa produrre con una Jeep in qualche modo lo dimostra.

penso che in certi ghetti questo sia il tagliando della macchina…    😉

Forse sono le mie ricerche ad essere condizionate a monte, ma sta di fatto che non trovo mai materiale del genere italiano. Cioè: non si poteva fare la stessa cosa con una 500 -vecchia-?! Secondo me veniva molto stiloso. Ma i giovani italiani dormono e si lamentano della crisi. Questi secondo me stanno alle Caiman con i proventi della idea che hanno già venduto a qualche agenzia pubblicitaria. Per dire…

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27 Gennaio – Il Giorno della Memoria: una storia

Qualche mese fa la mia nonna Israeliana è venuta a trovarmi a Londra. E’ una vecchietta pimpante e legermente toccata.
Eravamo a cena quando, chissà perchè, ha voluto raccontarci di come la sua dirimpettaia nella palazzina di Tel Aviv, “una bellissima donna”, fosse scampata ai Nazisti. Chiamiamola Elise.


Belgio. 1944. Un centinaio di Ebrei stipati in un treno diretto a tutta velocità verso il confine con la Germania. Cento persone rassegnate ad una inspiegabile prigionia dalla quale, se tieni la testa bassa, prima o poi te la scampi. Tutti tranne un uomo, il marito di Elise.
Lui, che in Belgio era in stretto contatto con la resistenza partigiana, ha ascoltato le storie raggelanti su quei campi nei quali entri e non esci più. Lui non ha alcuna intenzione di farcisi portare; piuttosto, vuole saltare dal treno in corsa.

Elise lo seguirebbe in capo al mondo se non fosse per suo padre. Il papà è anche lui in quel vagone ma sta malissimo, febbricitante, perde e riprende coscienza. Lei non vuole – non può – lasciarlo, ma suo marito è assolutamente fuori di se. Se non saltano, dice, moriranno di sicuro, e se vogliono avere la minima possibilità di cavarsela, devono farlo ora, prima di attraversare il confine con la Germania che galoppa furiosamente verso di loro.

Ad un certo punto le resistenze di Elise devono essere venute meno, probabilmente in questo aiutate dal fatto che il padre aveva di nuovo perso coscienza. Lei, suo marito, ed un altro uomo decidono di infilarsi nella stretta finestra in cima al vagone e di lasciarsi cadere.
Prima lei, poi lui, poi l’altro uomo, che viene subito freddato da una pallottola.

Elise è ruzzolata in un bosco di sterpi. Non sa se il marito sia vivo o morto, tanto meno dove si trovi. Vaga per qualche ora alla cieca.
Poi, la sua voce familiare….la sta chiamando…

I due si nascondono per gli ultimi mesi rimasti della guerra senza mai essere ricatturati. Rimangono in Belgio fino agli anni ’70 e poi, inseguendo il sogno di tanti, decidono di trasferirsi in Israele dove sentono di potersi ricostruire una vita.

Tel Aviv. 1986. Elise è in un ristorante del lungo mare con dei colleghi del marito quando le si avvicina una donna sui 60 anni.
Le chiede senza batter ciglio se lei fosse mai stata su un treno di Ebrei in Belgio nel ’44. Elise dev’essere sbiancata prima di trovare la forza per annuire. La donna le dice di essere stata anche lei sullo stesso treno. Aveva 14 anni. “L’ha riconosciuta perchè è una donna bellissima!” sottolinea mia nonna. La donna le dice anche che suo padre aveva ripreso conoscenza dopo che Elise era saltata, e che aveva chiesto di sua figlia. Gli hanno dovuto dire che si era gettata dal treno.

“Elle as bien fait…”, pare abbia risposto, prima di morire su quel treno; senza mai aver dovuto vedere l’interno di un campo di concentramento.

Il Giorno della Memoria 2010

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Megliovunque

Sarebbe il mio tentativo di traduzione “Improv Everywhere“, semplice gioco di parole che fa da nome per un gruppo di newyorkesi a cui, se potessi, devolverei il mio 8 per mille. In pratica organizzano delle “missioni “in giro per New York che sono delle clamorose trovate o bislacche e clamorose buffonate su larga scala. E’ probabile che vi sia capitato di vedere alcune delle loro missioni (repubblica.it con la sua consueta solerzia pubblica qualche foto sempre in clamoroso ritardo sull’evento e sempre senza mettere uno straccio di link): “La stazione centrale di new york congelata” e “in mutande in metro” tanto per fare due esempi.

Ma ce ne sono di geniali e divertentissime, cominciamo con una delle mie preferite:

il nuoto sincronizzato in fontana

L’esperimento MP3 (ad un grosso numero di persone vengono impartiti degli ordini buffi attraverso un file mp3 che ognuno si è scaricato dal sito)

Il musical spontaneo (degli attori di punto in bianco portano il musical nella vita vera, con testi degni di Elio e le storie tese)

il musical del supermercato

Amo il pranzo

Oppure lo scherzo del “suicida sul marciapiede

Ho spesso pensato che non avendo avuto la possibilità di essere a Parigi a cavallo tra l’ottocento e novecento (chè davvero stavano tutti là…) la migliore alternativa sicuramente poteva essere New York.

Questa cartolina comprata tempo fa a Parigi con titolo “Place de la concorde 1940” è la prova di questo link. No dico 1940 !!

ps: nel nostro piccolo uno dei due redattori di questo blog portò a Roma la prima Battaglia di Cuscini, che trovo sia una iniziativa nella direzione del progresso sociale, non a caso Charlie Todd ha scelto la parola improve.

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La Caduta di Masada

Lo storico romano Giuseppe Flavio ci tramanda la storia della caduta di Masada.

Nel 74 a.C., i Romani avevano conquistato gran parte della Giudea, ma un gruppo di circa 1000 ribelli era riuscito ad arroccarsi nella fortezza di Masada, sulla sponda del Mar Morto.

La strategia dei romani per espugnare la fortezza ha dell’incredibile: fecero costruire una rampa di sabbia e terra alta decine (un centinaio?!) di metri per poter avvicinare i loro arieti alle mura. Ci volle quasi un anno.

Quando gli ebrei si resero conto di non avere scampo il loro capo arringo’ i suoi: “prima di veder violate le proprie donne e ridotti in schiavitu’ i propri figli, scegliamo la morte”.
Poiche’ il suicidio e’ un peccato gravissimo nella religione ebraica, vennero incaricati 10 uomini di uccidere tutti. Cosi’ fecero. Dopodiche’, scrissero ciascuno il proprio nome su di un ostraca (pezzo di coccio) e tirarono a sorte per decidere chi sarebbe stato ucciso per prossimo. Solo l’ultimo fra di essi fu costretto a suicidarsi.

Quando i Romani irruppero, trovarono circa 960 cadaveri….ma una vecchia ed i suoi 3 nipoti si erano nascosti nella cisterna dell’acqua e poterono raccontare a tutti quello che era successo.

Di miti e racconti apocrifi tramandati da storici romani, siamo pieni.
Ma una spedizione archeologica degli anni 60 (duemila anni dopo!) ha fatto una scoperta da pelle d’oca…

Sono stati trovate 10 ostraca su cui sono scritti dei nomi o nomignoli. Su uno di essi c’e’ scritto “Ben Ya’ir”. Secondo il racconto di Giuseppe Flavio, Il capo dei ribelli nonche’ uno dei 10 uomini scelti era proprio tale  Eleazar ben Ya’ir.

ben yair

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Osservazione davverodavverica #1

Nonostante il nostro sia un paese di ignoranti beceri, compiaciuti e arroganti c’è qualcosa che stranamente tutti conoscono indipendentemente dal livello di istruzione: che cosa è il “limo” e a cosa serve. Provate a fare dei sondaggi su scala personale e vedrete.

Non vorrei sembrare azzardato nelle considerazioni. Quindi riporto un pò di roba ufficiale. Secondo i dati pubblicati nel 2005 da una ricerca dell’Università di Castel Sant’Angelo dell’UNLA (Unione Nazionale per la Lotta contro l’Analfabetismo), quasi sei milioni di italiani sono totalmente analfabeti. Rappresentano il 12% della popolazione contro il 7,5% dei laureati. L’Italia è fanalino di coda fra i 30 Paesi più istruiti.

L’analfabetismo funzionale è l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. Prendo un pò di dati forniti dal progetto ALL (Adult Literacy and Lifeskills – Letteratismo e abilità per la vita), dedicato specificamente all’analfabetismo funzionale, nell’ambito di una ricerca comparativa internazionale promossa dall’OCSE. Le indagini svolte sulla situazione italiana nel 2003-2004 su un campione della popolazione compresa tra 16 e 65 anni hanno denunciato un quadro non brillante: su tre livelli di competenza alfabetica funzionale (inferiore, basilare e superiore) il 46,1% degli Italiani è al primo livello, il 35,1% è al secondo livello e solo il 18,8% è a un livello di più alta competenza.

Questo vuol dire che quasi metà degli italiani non riesce a leggere un testo ne a scriverlo nella misura delle banali esigenze quotidiane.

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Minchia buonanotte!

Chi ha detto che i pelouche sono cose da bambini?

(link originale)

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